Redirect 301 vs 302: Quando Usare Quale [Guida SEO]

12 min di lettura

Hai cambiato l’URL di una pagina e il traffico è crollato. Oppure hai migrato il sito da HTTP a HTTPS e le vecchie pagine restituiscono errori 404. In entrambi i casi, la causa è quasi sempre la stessa: un redirect mancante o configurato in modo sbagliato.

Un redirect 301 dice a Google che una pagina si è spostata in modo permanente e trasferisce il valore SEO al nuovo URL. Un redirect 302 comunica un cambio temporaneo e mantiene l’URL originale nell’indice. Usare quello sbagliato può costare posizioni, traffico e autorevolezza accumulata nel tempo.

In questa guida ti spiego la differenza tra 301 e 302, quando usare ciascuno, come implementarli su WordPress (con plugin e .htaccess) e gli errori che vedo più spesso nei siti delle PMI italiane.

Cos’è un redirect e perché serve

Un redirect è un’istruzione che il server invia al browser (e a Googlebot) per dire: “la pagina che stai cercando si trova a un altro indirizzo”. Il browser segue l’istruzione e porta l’utente al nuovo URL, in modo trasparente. Il tutto avviene in pochi millisecondi.

Senza redirect, ogni volta che modifichi un URL perdi tutto ciò che quella pagina aveva accumulato: backlink, autorevolezza, posizionamento. Gli utenti che cliccano su un vecchio link trovano un errore 404. E Google spreca crawl budget su pagine inesistenti, invece di scansionare i tuoi contenuti aggiornati.

I redirect servono in decine di situazioni: migrazioni di dominio, passaggio a HTTPS, ristrutturazione degli URL, eliminazione di pagine obsolete, fusione di contenuti duplicati. La chiave è scegliere il tipo giusto.

Redirect 301: spostamento permanente

Il codice HTTP 301 comunica che una pagina si è trasferita in modo definitivo a un nuovo indirizzo. Quando Google incontra un 301, trasferisce il valore SEO (link equity, backlink, segnali di autorevolezza) dall’URL vecchio a quello nuovo. Nel tempo, l’URL originale scompare dall’indice e viene sostituito dal nuovo.

Un chiarimento importante: per anni si è parlato di una “perdita del 15%” di link equity con i redirect 301. Gary Illyes di Google ha smentito questa convinzione, confermando che i redirect 30x non causano perdita di PageRank. Nel 2026, il consenso nel settore è che un 301 correttamente implementato trasferisce la quasi totalità del valore SEO alla pagina di destinazione.

Quando usare il 301:

  • Migrazione da HTTP a HTTPS (ogni URL http:// deve puntare alla versione https://)
  • Cambio di dominio (vecchiodominio.it → nuovodominio.it)
  • Modifica permanente della struttura URL (es. da /blog/2024/articolo/ a /articolo/)
  • Eliminazione di una pagina con redirect verso il contenuto più pertinente
  • Fusione di due pagine con contenuto simile in un’unica versione
  • Consolidamento di URL con e senza www

Un consiglio pratico: John Mueller di Google raccomanda di mantenere i redirect 301 attivi per almeno 12 mesi. Dopo la rimozione, i link esterni che puntano al vecchio URL diventano link rotti. Il costo di mantenere un redirect è trascurabile (pochi byte nel file di configurazione del server), mentre il costo di rimuoverlo può essere significativo.

Redirect 302: spostamento temporaneo

Il codice HTTP 302 dice a browser e motori di ricerca: “questa pagina si trova temporaneamente a un altro indirizzo, ma l’URL originale tornerà attivo”. Google non trasferisce la link equity al nuovo URL e continua a indicizzare quello originale.

Il 302 è meno comune del 301 nella pratica quotidiana, perché la maggior parte dei cambiamenti URL è permanente. Se lo usi per un cambio che in realtà è definitivo, Google continua a indicizzare il vecchio URL, il nuovo non accumula autorevolezza, e rischi di ritrovarti con segnali di ranking divisi tra due indirizzi.

Quando usare il 302:

  • A/B testing di una pagina (vuoi testare una variante senza perdere il ranking dell’originale)
  • Promozioni stagionali con landing page temporanea
  • Manutenzione di una pagina specifica (redirect temporaneo mentre lavori sulla versione aggiornata)
  • Redirect geolocalizzati (mostrare contenuti diversi in base al Paese dell’utente)

Attenzione a un comportamento di Google: se un 302 resta attivo troppo a lungo, Google potrebbe iniziare a trattarlo come un 301. In pratica, il motore di ricerca interpreta la durata come segnale di permanenza. Se ti accorgi che il tuo “redirect temporaneo” è in piedi da sei mesi, probabilmente è il momento di convertirlo in un 301.

Confronto 301 vs 302: tabella riassuntiva

Caratteristica301 (permanente)302 (temporaneo)
Tipo di spostamentoDefinitivoTemporaneo
Trasferimento link equitySì (quasi totalità)No
URL indicizzato da GoogleIl nuovo URLL’URL originale
Impatto sui backlinkI backlink puntano al nuovo URLI backlink restano sull’originale
Durata consigliataAlmeno 12 mesi, meglio indefinitoSolo per il periodo necessario
Uso principaleMigrazioni, ristrutturazioni, HTTPSA/B test, promo temporanee
Rischio se usato maleMinimo (è il default più sicuro)Perdita di ranking e link equity

La regola pratica? Nel dubbio, usa il 301. Se il cambio è davvero temporaneo e prevedi di tornare all’URL originale entro poche settimane, allora il 302 è la scelta corretta. In tutti gli altri casi, il 301 è la scelta più sicura per la SEO.

Come implementare i redirect su WordPress

Su WordPress hai due strade principali: un plugin dedicato oppure la modifica del file .htaccess. Entrambe funzionano; la differenza sta nella velocità di esecuzione e nella facilità di gestione.

Metodo 1: plugin Redirection (gratuito)

Il plugin Redirection è il più usato per gestire i redirect su WordPress, con oltre 10 anni di sviluppo attivo. Ecco come configurarlo:

  1. Installa e attiva il plugin Redirection da Plugins > Aggiungi nuovo
  2. Vai su Strumenti > Redirection e completa la configurazione iniziale
  3. Clicca “Aggiungi nuovo” nella scheda Redirect
  4. Inserisci l’URL di origine (es. /vecchia-pagina/) nel campo “Source URL”
  5. Inserisci l’URL di destinazione (es. /nuova-pagina/) nel campo “Target URL”
  6. Seleziona il tipo: 301 per permanente, 302 per temporaneo
  7. Salva e testa il redirect in una finestra anonima del browser

Il vantaggio del plugin: puoi gestire, monitorare e correggere i redirect dalla dashboard WordPress, senza toccare file di sistema. Include anche un log degli errori 404, utile per scoprire URL rotti che necessitano di redirect. Rank Math, che uso su questo sito, include un modulo Redirect integrato che funziona in modo analogo.

Metodo 2: file .htaccess (Apache/LiteSpeed)

Per i siti su server Apache o LiteSpeed (la maggior parte degli hosting italiani), il file .htaccess offre redirect più veloci perché vengono eseguiti a livello server, prima che WordPress si carichi. Ecco il codice:

# Redirect 301 singola pagina
Redirect 301 /vecchia-pagina/ https://www.tuodominio.it/nuova-pagina/

# Redirect 302 temporaneo
Redirect 302 /pagina-in-manutenzione/ https://www.tuodominio.it/pagina-alternativa/

# Redirect intera directory
RewriteEngine On
RewriteRule ^vecchia-directory/(.*)$ /nuova-directory/$1 [R=301,L]

# Redirect da HTTP a HTTPS (intero sito)
RewriteEngine On
RewriteCond %{HTTPS} off
RewriteRule ^(.*)$ https://%{HTTP_HOST}%{REQUEST_URI} [L,R=301]

Importante: prima di modificare il file .htaccess, fai sempre un backup. Un errore di sintassi può rendere il sito inaccessibile con un errore 500. Inserisci le regole di redirect dopo RewriteEngine On e prima delle regole di WordPress (il blocco che inizia con # BEGIN WordPress).

I 5 errori di redirect più comuni (e come evitarli)

Dopo aver lavorato su decine di audit per PMI italiane, questi sono gli errori che trovo con più frequenza. Ognuno ha un impatto diretto sulla SEO e sull’esperienza utente.

1. Usare il 302 quando serve il 301

È l’errore classico. Molti webmaster usano il 302 perché “funziona uguale per l’utente” senza considerare che Google non trasferisce la link equity. Il risultato: la nuova pagina parte da zero in termini di autorevolezza, mentre la vecchia resta indicizzata anche se non esiste più. Se il cambio è permanente, usa sempre il 301.

2. Catene di redirect

Una catena di redirect si verifica quando l’URL A rimanda a B, che rimanda a C. Ogni passaggio aggiunge latenza, diluisce la link equity e spreca crawl budget. La soluzione: ogni URL deve puntare direttamente alla destinazione finale, senza passaggi intermedi. Succede spesso dopo più ristrutturazioni del sito, quando i vecchi redirect non vengono aggiornati.

3. Loop di redirect

Un loop si crea quando l’URL A rimanda a B e B rimanda ad A. Il browser resta intrappolato in un ciclo infinito e mostra un errore “ERR_TOO_MANY_REDIRECTS”. Capita spesso con configurazioni conflittuali tra plugin e .htaccess (per esempio, un plugin forza il redirect verso www e l’.htaccess verso la versione senza www).

4. Redirect verso la homepage

Quando elimini una pagina, la tentazione è di reindirizzare tutto verso la homepage. Google tratta questi redirect come soft 404: capisce che il contenuto non c’è più e non trasferisce valore. Ogni pagina eliminata dovrebbe puntare al contenuto più pertinente e simile all’originale. Se non esiste un contenuto simile, meglio una pagina di categoria o, in ultima istanza, un 404 pulito con una pagina utile.

Dopo aver creato un redirect, molti dimenticano di aggiornare i link interni del sito. Il risultato: ogni volta che un utente (o Googlebot) clicca un link interno, passa attraverso il redirect prima di arrivare alla pagina. Ogni redirect aggiunge un passaggio superfluo. La buona pratica è: crea il redirect per i link esterni (che non puoi controllare), ma aggiorna tutti i link interni perché puntino direttamente al nuovo URL.

Gli altri codici redirect: 307, 308 e meta refresh

Oltre a 301 e 302, esistono altri tipi di redirect che potresti incontrare. Ecco una panoramica rapida:

Il 307 è la versione moderna del 302: indica un redirect temporaneo, ma garantisce che il metodo della richiesta HTTP (GET, POST) venga preservato. Utile per applicazioni web e form, raramente rilevante per la SEO di un blog o sito aziendale.

Il 308 è la versione moderna del 301: redirect permanente con preservazione del metodo HTTP. Come il 307, il suo utilizzo principale è nelle API e nelle applicazioni web.

Il meta refresh (quel tag HTML che reindirizza dopo N secondi) e i redirect JavaScript sono da evitare per la SEO. Sono più lenti, meno affidabili e trasferiscono meno link equity rispetto ai redirect lato server. Googlebot potrebbe non eseguire il JavaScript durante la fase di crawling iniziale, con il rischio che il redirect venga ignorato.

Come verificare i redirect del tuo sito

Dopo aver configurato i redirect, servono verifiche concrete. Ecco i tre strumenti che uso regolarmente.

Google Search Console è il primo posto dove guardare. La sezione “Indicizzazione” > “Pagine” mostra le pagine con redirect e quelle con errori 404. Se vedi pagine importanti in stato “Redirect”, verifica che il redirect sia corretto e che punti alla destinazione giusta.

Per test rapidi, usa strumenti come httpstatus.io o redirect-checker.org: inserisci l’URL vecchio e verifichi il codice di stato (301, 302) e la destinazione. Controlla che non ci siano catene (più di un passaggio tra origine e destinazione).

Per audit completi, uno strumento come Screaming Frog (gratuito fino a 500 URL) scansiona l’intero sito e identifica redirect, catene, loop e link interni che puntano a URL reindirizzati. È il modo più efficiente per avere una visione d’insieme. Se vuoi approfondire gli aspetti legati alle performance del sito, la guida ai Core Web Vitals copre le metriche che Google valuta per il ranking.

Domande frequenti sui redirect 301 e 302

No. Google ha confermato tramite Gary Illyes che i redirect 30x (301, 302, 307, 308) non causano perdita di PageRank. La vecchia convinzione di una “perdita del 15%” è stata smentita. Un 301 implementato correttamente trasferisce la quasi totalità del valore SEO al nuovo URL.

Quanto tempo devo mantenere un redirect 301 attivo?

Google raccomanda almeno 12 mesi. La buona pratica nel 2026 è mantenerli indefinitamente per le pagine con backlink esterni significativi. Il costo di mantenimento è minimo (pochi byte di configurazione server), mentre la rimozione prematura genera errori 404 e perdita di traffico da link esterni.

Posso reindirizzare tutte le pagine eliminate verso la homepage?

È sconsigliato. Google tratta i redirect verso la homepage come soft 404, perché il contenuto della homepage non corrisponde a ciò che l’utente cercava. Ogni pagina eliminata dovrebbe puntare al contenuto più simile e pertinente. Se non esiste un contenuto equivalente, valuta se creare una pagina di categoria pertinente o lasciare un 404 con una pagina di errore utile.

Plugin o .htaccess: quale metodo è meglio per WordPress?

Per la maggior parte dei siti, un plugin come Redirection o il modulo redirect di Rank Math è la scelta più pratica: facile da gestire, con log e monitoraggio integrati. Il file .htaccess è più veloce nell’esecuzione (il redirect avviene prima del caricamento di WordPress), ma richiede attenzione nella sintassi. Per siti con centinaia di redirect o esigenze di performance elevate, il metodo .htaccess è preferibile.

Come trovo i redirect rotti sul mio sito?

Usa Screaming Frog (gratuito fino a 500 URL) per scansionare il sito e filtrare per codici di stato 3xx. Controlla la colonna “Redirect URL” per verificare le destinazioni e identifica catene (più di un hop) o loop. In alternativa, Google Search Console segnala gli errori 404 e i redirect nella sezione Indicizzazione > Pagine.


I redirect sono uno di quegli aspetti della SEO che passano inosservati quando funzionano e causano danni seri quando non funzionano. La regola d’oro è semplice: 301 per i cambiamenti permanenti, 302 per quelli temporanei, e in caso di dubbio, 301. Controlla periodicamente i redirect del tuo sito con Search Console e Screaming Frog, aggiorna i link interni dopo ogni modifica e mantieni i redirect attivi il più a lungo possibile. Per una visione d’insieme sulla SEO per la tua azienda, consulta la guida SEO per PMI italiane.

Vuoi capire se il tuo sito ha problemi di redirect o errori 404? Richiedi un audit gratuito di 15 minuti: analizzo la situazione e ti indico le priorità, senza impegno.

Gabriele Bertoloni

Consulente SEO AI-powered per PMI italiane. Aiuto le aziende a farsi trovare su Google, ChatGPT, Perplexity e AI Overviews con un approccio basato su dati e risultati misurabili. Fondatore di visitarelanzarote.it (500+ articoli, 2.6M impressioni). 10+ anni di esperienza, 112.000+ clic organici generati per i clienti, crescita media del 324% sul traffico. Laurea magistrale in Graphic Design e Multimedia (LABA, con lode).

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